Devi capire una cosa, Pirlo è prima di tutto un bravo ragazzo, un ragazzo timido, questo è Andrea Pirlo.

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Tecnicamente ineccepibile. Come mia abitudine, preferisco mettere in evidenza le qualità umane prima di quelle calcistiche. Pirlo è sempre stato un ragazzo serio, rispettoso, uno dei più puntuali ad arrivare ad allenarsi. Arrivò nel mio Brescia nel 2001, rischiava di finire tra i talenti bocciati del calcio italiano. Chiuso nel suo silenzio, di tanto in tanto provavo a scuoterlo: “Ahò, statte un po’ zitto che m’hai fatto ‘na capoccia così a furia de chiacchierá…”


Era il mio modo per dirgli di parlare, qualche volta. Volevo solo che fosse più loquace, che si esprimesse con la stessa disinvoltura che aveva quando era in campo. Un giorno gli dissi: “André, non te la prendere ma ti devo cambiare ruolo, io voglio accrescere la qualità del nostro gioco perché c’hai i piedi buoni. Nel calcio conta la qualità, ma hai anche senso tattico, sai come ti devi muovere. Finora hai fatto la mezza punta, adesso ti chiedo di cambiare posizione, farai il playmaker davanti alla difesa, il regista arretrato…”


Pirlo rimase lì ad osservarmi con aria perplessa e mi disse: “Mister, ma così io finirò per fare pochi gol”.


Io gli risposi: “Andrea, fidati di me. Tu sei un giocatore che deve dirigere il gioco, non puoi stare con le spalle rivolte alla porta come un attaccante, tu sei come uno che ha la vista perfetta e invece vorrebbe tapparsi gli occhi, e nun te preoccupà, vedrai che qualche gol lo farai anche tu e con questa posizione entrerai nella storia del calcio”.

Dopo pochi mesi, lancio di circa 40 metri sul piede di Roberto che dribbla con lo stop Van der Sar, quel pomeriggio capii che avevo fatto centro. Avevo trovato la posizione ad un fenomeno del calcio italiano.

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La carriera di Andrea Pirlo la conosciamo tutti. Con Pirlo sono rimasto in ottimi rapporti e mi sento spesso con lui.