Interrogato da Abramovich, Tinkerman non si scompone: va bene spendere, ma la squadra va costruita con raziocinio, bisogna cercare di migliorare una base già buona, non collezionare figurine e magari giocatori con un ruolo abbastanza simile.

claudio ranieri chelsea

Naturalmente finisce male. Anche questa volta però è difficile non vedere all’opera una sorte avversa. Anno del Signore 2004: il Chelsea arriva secondo, alle spalle di un Arsenal che chiude il campionato senza sconfitte, come solo il Preston North End nel 1889. Stesso destino in Champions League: gli uomini di Tinkerman vengono eliminati in semifinale dal Monaco che poi perderà la coppa contro il Porto, in una finale che definire irripetibile è sicuramente troppo poco. La partita passa alla storia come una delle più grandi occasioni buttate nella storia dei blues, soprattutto per le presunte indecisioni tattiche, e l’allenatore, ormai ribattezzato Dead Man Walking, è costretto a fare le valigie.

Negli anni successivi, Claudio Ranieri ritorna nella sua Valencia (prima esperienza all’estero) poi torna per un po’ in Italia, poi va in Francia. Come sempre i risultati sono buoni eppure marchiati, tutte le volte, da una sfortuna nera. Uno scudetto con la Roma che dura solo 37′. Il Monaco di Radamel Falcao, rotto a metà stagione, e del divorzio più costoso della storia.

LO SCUDETTO CON IL LEICESTER

Sembra che quella di Claudio Ranieri sia ormai una china discendente. Tinkerman comincia ad avere una certa età e, anche se non si è mai lasciato abbattere, è stanco delle solite delusioni sul filo di lana. Firma per il Leicester City, promosso in Premier League solo due anni prima. L’obiettivo dichiarato è una salvezza tranquilla, lontano dal caos di Londra.

Ma ancora una volta ci si mette il destino. Quei ragazzi infatti sono diversi. Il capitano è un inglese che si è fatto naturalizzare giamaicano; in porta gioca il figlio di Schmeichel, che tu pensi abbia 21 o 22 anni e invece ne ha già 29; Vardy e Mahrez forse non li conosce nemmeno lui, Tinkerman, ma quando li trova a mangiare fagioli il primo giorno di allenamento, anziché sgridarli, si siede con loro. Il resto è ancora attualità, una vittoria troppo bella per appartenere davvero al calcio di oggi, un epos d’altri tempi.

claudio ranieri leicester vardy

I flutti della storia, da sempre così avversi a Claudio Ranieri, per una volta hanno lasciato che fosse lui a scriverla. Non so dire quanto ci abbia capito. Né se in questi anni sia cambiato come uomo o come allenatore. Di sicuro, gli inglesi hanno smesso di chiamarlo Tinkerman e forse questo un po’ gli dispiace perché stavolta, proprio lui, l’ha aggiustata per bene. Per davvero. Col Chelsea davanti alla TV ad applaudirlo per l’esordio del mercoledì sera.