FRANCESCO TOTTI, TRA LEGGENDA E FILOSOFIA

L’epicureismo è una filosofia dell’equilibrio. In essa, il piacere viene teorizzato come assenza di turbamento e la sua ricerca procede di pari passo con la scelta oculata delle passioni cui dare assenso, in funzione di un ideale misurato e armonico di felicità. Nella cultura latina, dopo un’avversione iniziale, la filosofia epicurea ha sorretto l’opera di poeti immortali: tra questi, Lucrezio, Virgilio, Orazio.

Francesco Totti, alla sua età, è forse l’ultimo grande latino ancora in attività. Ho pensato proprio questo l’altra domenica, quando, da fermo e senza guardare, ha sfoderato sotto i miei occhi un lancio di prima di quaranta metri, da depositare soltanto in rete. Mi sono venuti subito in mente i tempi della Roma coi calzettoni neri, sponsorizzata INA; quella in cui Francesco aveva ancora i capelli lunghi ed era uno dei più sublimi trequartisti in circolazione. Ammetto però che, sul momento, ho fatto un po’ di confusione. Mi ricordavo infatti di Cassano, Amantino Mancini ed Emerson, ma contemporaneamente rivedevo Balbo, Fonseca, Aldair, Di Biagio e perfino Micheal Konsel. I gol non mi hanno certo aiutato: sinistro al volo contro l’Udinese, pallonetti d’autore ad Inter e Lazio: come fai a riflettere con la dovuta concentrazione? Ma bisognava insistere. Così, aiutandomi con la nazionale, sono riuscito a ricostruire il passaggio fondamentale. In particolare, è stata la maglia azzurra 2002 a fissare il riferimento, lo spartiacque necessario per cominciare a fare un po’ d’ordine.

totti nazionale

La delusione di quel Mondiale, l’ingiustizia subita contro la Corea e l’eccessiva prudenza dell’allenatore pur avendo a disposizione una delle rose forse più forti di sempre, segnano infatti a mio parere il punto di osservazione perfetto della storia poetica e calcistica di Francesco Totti.

TOTTI E LA ROMA: DAGLI INIZI ALLO SCUDETTO

Vista in questa prospettiva, la vicenda ci porta necessariamente a delineare due Totti, due vates probabilmente irriducibili l’uno all’altro, eppure entrambi immensi.

Il primo è un giovanotto biondino di talento, che studia nel solco dei modelli Di Bartolomei e Giannini ed è guidato da due mecenati d’eccezione: Carlo Mazzone e Zdenek Zeman. Maestri di calcio e di vita.

Lo stesso giovane, irrobustito nel fisico e nello stile, vincerà poi uno scudetto da maturo poeta augusteo al centro della Roma di Fabio Capello, quella con Samuel, Cafu, Tommasi e l’ultimo Batistuta. La classe è tanta e pur non disdegnando, di tanto in tanto, lo sberleffo dell’epodo («mò je faccio er cucchiaio»), quel che sgorga all’intersezione tra gambe e pensiero è lirica pura. Materia per vincere un Mondiale l’estate dopo, insomma. O almeno un Pallone d’Oro. Invece non accade nessuna delle due cose.

totti scudetto roma

L’EVOLUZIONE DEL CAPITANO

Il secondo Totti decide perciò di rivoluzionare completamente il proprio metro e il proprio gioco. Da capitano divenuto a tutti gli effetti imperatore, respinge le corti di Madrid e Milano e in pochi anni si reinventa come uno tra i migliori centravanti del continente, con tanto di Scarpa d’Oro ai danni di Ruud Van Nistelrooy e Coppa del Mondo 2006 in bacheca.

Ma il calcio sta cambiando irreversibilmente. A trent’anni ormai compiuti si impone una scelta: vincere davvero o poetare per sempre.

Per molti anni ho creduto che Francesco Totti avesse sbagliato. Pensavo fosse stata paura, a volte persino provincialismo o quel troppo amore che immobilizza. Invece non avevo compreso la profondità della sua felicità epicurea. Una volta realizzato questo, mi è stata improvvisamente chiara l’essenza della sua poetica, ciò che in quasi venticinque anni di calcio sempre con quella maglia ha determinato la bellezza immortale di ogni suo gesto in campo. Francesco Totti è un grande poeta latino perché nell’evidenza di una vita calcistica comunque troppo breve ha sempre scelto di rinunciare alla transitorietà di piaceri eccessivi, coltivando invece l’amicizia, il legame duraturo al riparo del proprio angulus di oraziana memoria, unico luogo al mondo in cui possono essere composti versi eterni. Come lo stesso Orazio scrisse in una famosa Ode :«più di ogni altro luogo sulla terra, quell’angolo mi rasserena… Lì spargerai, con la tristezza che si conviene, le ceneri ancora calde del tuo amico poeta».

Nel giorno dei suoi primi quarant’anni, credo si possa affermare che Francesco Totti, per la sua capacità di coinvolgerci, arricchirci e soprattutto emozionarci ancora, sia diventato ormai un classico. Come sempre in questi casi, sorge spontanea la domanda: i classici possono essere ancora attuali?

Per rispondere vorrei prendere a prestito le belle parole di Giuseppe Pontiggia: «il problema non è se i classici sono ancora attuali, ma se, piuttosto, siamo noi ad essere abbastanza attuali per i classici».

francesco totti gol

Tanti auguri, infinito poeta. Infinito campione.