matt le tissier

Chi non vorrebbe trovare un po’ di pace in «una graziosa vallata, con un ruscello gorgogliante e nobili pioppi ondeggianti»?, si chiedeva Philip Brannon, artista e inventore, “biografo” ufficiale della città di Southampton.

Eppure sembra un desiderio strano, difficile da attribuire ad un ragazzo di nemmeno vent’anni, nato su un’isoletta della Manica, esattamente al centro tra Londra e Parigi. Che poi è come dire a metà strada fra le due facce del mondo. La gioventù, si sa, è spesso e volentieri ingorda: impone di ambire a tutto ciò che può essere conquistato lungo il percorso. Senza risparmiare nulla. Senza mai accontentarsi. «We want the world and we want it now!», lo cantava Jim Morrison, non a caso.
Quel ragazzo, però, ha una storia diversa, che si sente già nel nome: Matt Le Tissier. Una grossa stonatura, non c’è dubbio. Una dissonanza che non promette niente di buono. Come può, infatti, il più comune dei giovanotti inglesi convivere con l’altezzosa signorina venuta direttamente dalla Belle Epoque? In più, non bastasse, ci si mette pure il fisico: troppo alto, curvo, sgraziato; e anche quella tendenza ad ingrassare, soprattutto se ti piace la birra.
Ma Matt è un ragazzo semplice e questo lo porta, in perfetto stile anglosassone, a formulare un’ipotesi onesta, anche se rischiosa: dalla costa in poi non sarà così tanto facile trovare piedi migliori dei suoi, né riuscire a segnare gol più belli. La costa è quella inglese, naturalmente; la città, la prima, Southampton.

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I protestanti, in fondo, sono brava gente. Magari un po’ fissata, è vero, ma se fai bene una cosa sanno apprezzarti. Lì, sulle rive dell’Itchen, giocano a calcio da ormai un secolo, da quando ancora si chiamavano “Associazione dei Giovani della Chiesa di Santa Maria”, e ci mettono poco a capire che Matt Le Tissier è – ça va sans dire – un predestinato. Un Saint, a tutti gli effetti.

Le prime stagioni sono entusiasmanti: 227 partite e 85 goal in sei anni; miglior giovane del torneo nel 1990; idolo assoluto di ogni tifoso biancorosso. Non male, tutto sommato, per un giocatore fantasioso ma un po’ goffo e di soli ventiquattro anni. L’ipotesi iniziale era decisamente valida.
Poi il campionato cambia nome e diventa Premier League. Com’è nell’ordine delle cose, anche il mondo inizia a chiamare: Tottenham, Chelsea, Manchester United. Qualcuno sussurra perfino Milan. A Matt Le Tissier però, fin dal nome, le cose ordinate non sono mai piaciute. O meglio: ha spesso avuto un’altra idea, completamente diversa, di “ordine delle cose”. Un po’ come i suoi gol, del resto: sempre a spostare più avanti i limiti stabiliti dalla fisica.

E allora può succedere che, se ti chiami Matt Le Tissier, scegli di giocare a Southampton ancora per un anno. E poi per un altro. E un altro. E un altro. Fino a giocarci per sempre. Ma forse, se sei Matt Le Tissier, tutto questo l’hai già deciso dall’inizio. Da quando sei sbarcato a Portsmouth e, poco più in là, hai trovato La Vallata – che poi in inglese fa The Dell – pensando che fosse davvero un bel posto per giocare. Per vivere.

I santi proteggono le persone, gli dei le amano. Perciò non è un caso, sempre se il tuo nome è Matt Le Tissier, che tutti preferiscano chiamarti, anche stavolta con perfetta dissonanza, Le God.