PERCHE’ IL BRESCIA HA SCELTO TONI

Dario Hubner e Luca Toni, due grandissimi attaccanti, uno classe 1967, l’altro classe 1977. Nell’estate del 2001 i due si trovarono al centro di una trattativa. Dal Vangelo secondo Carlo Mazzone vi raccontiamo questo aneddoto.

Era il sogno del presidente Corioni, Luca Toni. Era stato più volte sul punto di prenderlo negli anni precedenti al mio arrivo a Brescia, ma per un motivo o per l’altro non era mai riuscito a concludere l’affare. Toni aveva giocato il campionato 2000/2001 nel Vicenza e Corioni mi chiese: “Che ne pensi se lo prendo in prestito?” Per me è da comprare. Però, preside’, per carità, faccia lei… magari in comproprietà, il giocatore a me piace, però i soldi sono tanti e sono suoi“. In realtà avevo insistito molto perché le caratteristiche tecniche di Toni si sarebbero adattate alla perfezione con quelle di Baggio, permettendomi una varietà di schemi d’attacco impossibile da realizzare con Hubner, il centravanti che a quel punto avremmo dovuto cedere. Con la morte nel cuore, perché Darione era un bravo ragazzo, un attaccante potente, il nostro attaccante migliore e soprattutto idolo dei tifosi del Brescia, ma non in perfetta sintonia tecnico-tattica con Roberto Baggio.

hubner baggio
Qualche anno dopo l’ho rivisto in occasione della partita di solidarietà per Borgonovo, il giocatore colpito dalla SLA. Ci siamo abbracciati e commossi entrambi e ho chiesto a Hubner: “Hai capito perché sei dovuto andare via da Brescia? Io non ce l’avevo con te…”
“Si, mister, ho capito e non ho mai provato rancore nei suoi confronti e poi l’anno dopo sono diventato il capocannoniere in Serie A con la maglia del Piacenza, quindi a conti fatti la devo ringraziare
“. Queste parole mi hanno fatto piacere e ho apprezzato ancora di più l’uomo.

Corioni era, in teoria, un presidente molto attento a spendere i soldi, in pratica si faceva prendere dall’entusiasmo e finiva per pagare molto di più di quanto avesse previsto in un primo tempo. È accaduto anche con Toni, il quale nei miei piani sarebbe dovuto venire a Brescia in prestito.
“Carletto, ho preso Toni”, mi annunciò trionfante Corioni nell’estate del 2001.
Va be’, la ringrazio molto, viene in prestito?
No l’ho preso, l’ho preso tutto
“Porca miseria, preside’!”
Ho fatto quello che mi avevi chiesto, ti ho dato fiducia, adesso però mi raccomando…“.
Mi ripresi dal colpo e gli dissi: ” Lei è come se avesse un assegno in bianco, sono sicuro che il valore di Toni salirà molto in prospettiva“.

LUCA TONI A BRESCIA

Era stato pagato diversi miliardi di lire, l’acquisto più costoso nella storia del Brescia calcio. Un ragazzo generoso, disponibile, simpatico e spiritoso. Gli diedi il numero 9: “Qui non si sceglie, le maglie le assegno io“. Era stupito e entusiasta di ritrovarsi in squadra insieme a Roberto Baggio, tanto che in una intervista disse: “Quando l’ho conosciuto mi sono emozionato come un bambino. Mi faceva un effetto incredibile giocare al suo fianco“.

baggio toni
Il suo primo campionato fu all’altezza delle aspettative, con Baggio si intendeva che era una meraviglia e fece 13 gol in 28 partite. Peccato che a quella lista ne mancasse uno, di gol, quello che l’arbitro Rosetti ci aveva annullato alla fine del primo tempo della partita con l’Inter di Ronaldo, Vieri e Recoba, il 15 aprile del 2002. Eravamo già in vantaggio per 1 a 0 dopo un calcio di rigore trasformato da Guardiola, il raddoppio di Toni – giudicato a torto in fuorigioco – avrebbe messo al sicuro un risultato che invece nei minuti finali della ripresa l’Inter riuscì a ribaltare vincendo 2 a 1 grazie a una doppietta di Ronaldo. Rientrando negli spogliatoi, furioso per le inaccettabili distrazioni dei miei difensori, passai accanto a Rosetti e gli dissi, ricordando il gol annullato a Toni: “Ma che te stavi a fischia’?”.

Nulla di offensivo, ma mi presi il cartellino rosso dell’espulsione. Avevamo dominato, non c’era stata partita – come si dice – e avremmo meritato di vincere. Reagii a quella decisione come di fronte a un’ingiustizia. E feci anche una battuta a quelli dell’Inter:”Perché i soldi che spendete per una squadra così, non ve li magnate in un’altra maniera?

luca toni nazionale

TONI LASCIA IL SEGNO OVUNQUE A SUON DI GOL

La stagione successiva non fu per Toni altrettanto positiva. Colpa di un grave infortunio a un ginocchio che lo tenne per molti mesi fuori squadra. Riuscì a giocare soltanto 16 partite e a fare appena 2 gol. Se ne andò da Brescia per trasferirsi a Palermo e arrivare, passando per la Fiorentina, fino al titoto mondiale con la Nazionale di Lippi. Mi ha fatto piacere leggere il giudizio che ha dato su di me: “Mazzone è stato un allenatore con il quale ho avuto un ottimo rapporto. Mi è sempre stato vicino, soprattutto quando sono stato male“.

Alla fine non mi sono pentito, sono contento sia per Dario che per Luca, due grandissimi centravanti che ho avuto la fortuna di allenare.