Bomber. Una parola che nel mondo del calcio ha attraversato varie epoche rimanendo comunque sempre attuale. Chiunque di noi, con grande nostalgia, ricorda i grandi bomber del passato, quelli che indipendentemente dalla fede calcistica hanno lasciato il segno nella nostra memoria. Chi sognava un giorno di diventare un grande bomber è Javier Moreno Valera, per tutti Javi Moreno, che dando i primi calci ad un pallone nella sua Silla sperava di diventare un implacabile centravanti della Liga spagnola e magari anche della “Roja”. E in effetti gli inizi sono promettenti, perché il piccolo Javi passa dalla remota provincia valenciana alle giovanili del Barcellona. In Catalogna il giovanissimo Javi non ha proprio delle medie realizzative da bomber mettendo a segno solo 12 gol in 4 anni.

Numeri non abbastanza alti da attirare l’attenzione della prima squadra né tantomeno quella delle big spagnole. I tifosi gli affibbiano il soprannome “el ratón” per via della sua faccia da topo. A 17 anni Javi è sovrappeso, non dotato di grande tecnica e anche abbastanza lento. Sembra una storia già finita prima di cominciare, eppure il Cordoba decide di puntare su di lui e gli offre una maglia da titolare. La fiducia però non viene ripagata e il ratón chiude la stagione con 16 presenze e nessun gol. Inizia un lento girovagare nei meandri della serie B spagnola. Nella stagione 1998/1999 il Numancia torna a puntare su di lui e questa volta Javi disputa una grande stagione, mettendo a segno 18 gol.

javi-moreno-3
Il suo talento fino a quel momento ben nascosto sembra finalmente sbocciare e l’Alavés decide di ingaggiarlo. La grande svolta nel destino di Javi Moreno sembra finalmente arrivare. All’improvviso diventa l’uomo giusto al momento giusto. El ratón farà parte del mitico Alavés dei miracoli, quello che arrivò in finale di coppa UEFA con il Liverpool cedendo dopo un rocambolesco 4 a 5. In quella partita Javi segna una doppietta in 3 minuti e si consacra definitivamente nel calcio che conta.

javi-moreno-4

Dopo un coppa giocata da protagonista e un campionato in cui segna 30 gol aggiudicandosi il titolo di capocannoniere, nella stagione 2001/2002 il Milan decide di puntare su di lui sborsando la bellezza di 30 miliardi per strapparlo all’Alavés. È un Milan in fase di rifondazione e alla corte del nuovo tecnico Fatih Terim arrivano anche Rui Costa, Filippo Inzaghi e Andrea Pirlo. Nomi che faranno la storia del Milan. Lo spagnolo invece non riuscirà mai a diventare una leggenda rossonera nonostante l’ennesimo sogno realizzato con l’arrivo della convocazione in nazionale.

javi-moreno2Con i tifosi milanisti non è proprio amore a prima vista. Javi Moreno non è tecnicamente bello da vedere e per chi è stato abituato ai Van Basten e ai Weah viene quasi naturale iniziare a fischiare. In campionato segna solo 2 gol contro il Venezia esultando polemicamente contro i propri tifosi dopo il primo e scusandosi dopo il secondo. Copione simile con la Lazio in Coppa Italia. “El ratón” segna il suo gol più bello in maglia Milan realizzando una magistrale punizione ed esultando ancora polemicamente contro i tifosi. A fine stagione lo spagnolo collezionerà 27 presenze mettendo a segno 9 gol totali (2 in campionato, 4 in coppa Italia e 3 in coppa UEFA). In estate Javi Moreno punta i piedi e nonostante il Milan voglia trattenerlo, lui chiede di essere ceduto.

Nonostante la stagione poco brillante i rossoneri riescono a recuperare 28 miliardi vendendolo all’Atlético Madrid. Ma “el ratón” non sarà più il bomber visto ai tempi dell’Alavés. Dopo la fallimentare esperienza all’Atlético ha un’occasione in Premier League con la maglia del Bolton, ma delude anche gli inglesi. Ritroverà la via del gol e della gloria lì dove non era riuscito agli inizi, ovvero con la maglia del Cordoba, chiudendo così il cerchio di una carriera con tanti bassi e pochi alti. Oggi Javi Moreno è un allenatore della terza divisione spagnola. C’è una linea sottile che divide il grande bomber dal discreto attaccante. Javi su quella linea è stato in perenne equilibrio finendo per essere l’ennesima meteora del nostro campionato, facendoci vivere l’illusione di quei gol che potevano essere e non sono stati, che avremmo potuto ammirare e che, invece, non sono mai arrivati.